Baghetta 2013: i premi e i premiati

PREMIO BAGHETTA : RISULTATI

per simmetria con il triangolo pentecostale, la premiazione si è materializzata in tre premi:
– premio della giuria, assegnato da tutti i presenti a scrutinio segreto;
– premio alla corriera, assegnato da pentecostine&intercostali a scrutinio collegiale;
– premio baghetta, assegnato dal santo spirito a scrutinio pneumatico.

essendo stato il mio discorso celebrativo-comprensivodimotivazione funestato dal furto in contemporanea della mia ex-bicicletta (v. foto), lo riassumo brevemente qui: de pietro e ostuni sono lo yang e lo yin della poesia, e siccome il baghetta si assegna di notte, ma si sforna alla mattina, il premio baghetta (“get bout”, baghetta lignea by pietro spica) va a:
Giampaolo De Pietro, La foglia è due metà, Buonesiepi Ed.
ex-ex-equo a Vincenzo Ostuni, Faldone zero-venti, Ponte Sisto Ed.

BAGHETTA : PREMIO ALLA CORRIERA : RISULTATI

per simmetria con il triangolo pentecostale, la premiazione si è materializzata in tre premi:
– premio della giuria, assegnato da tutti i presenti a scrutinio segreto;
– premio alla corriera, assegnato da pentecostine&intercostali a scrutinio collegiale;
– premio baghetta, assegnato dal santo spirito a scrutinio pneumatico.

il premio alla corriera (acquaforte di carpagigante/carpagigante d’acquaforte by luciano ragozzino) è andato a:

Alessandra Carloni Carnaroli, Femminimondo, Polimata Ed.

quasi-ex-equo a Nadia Agustoni, Il mondo nelle cose, LietoColle.

BAGHETTA : PREMIO DELLA GIURIA : RISULTATI

per simmetria con il triangolo pentecostale, la premiazione si è materializzata in tre premi:
– premio della giuria, assegnato da tutti i presenti a scrutinio segreto;
– premio alla corriera, assegnato da pentecostine&intercostali a scrutinio collegiale;
– premio baghetta, assegnato dal santo spirito a scrutinio pneumatico.

il premium (1 magnum di 5 l. di prosecco) della giuria (gli 86 rimasti all’1 di notte in un clima stranamente primaverile alla fonte dei giardinetti di via benedetto marcello, davanti all’albero della vita dedicato a falcone e borsellino)
è andato a:

Nico Polerti, Fora de ora, Vegre Ed., 27 voti.

seconda: Natalia Bondarenko, Confidenze confidenziali, Rayuela Ed., 16 voti.
terza: Antonella Bukovaz, al Limite, Le Lettere Ed., 8 voti.

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Dario Borso su Radiopopolare: l’intervista (sabato 8 giugno)

http://www.festivaletteraturamilano.it/sabato-8-giugno-intervista-a-dario-borso-radiopopolare/

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Sabato 8 giugno

13.30: intervista a Dario Borso su Radiopopolare, Sidecar

stasera alla finale anche
padrino: Jovica Jovic (fisarmonica)
madrine: camilla barbarito (voce), m.lle sainte bouteille (tappo)

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C’era la sera intorno ai tuoi capelli, è

C’era la sera intorno ai tuoi capelli,
è venuta in silenzio, a passetti piccoli,
e non ce ne eravamo accorti.
E anche tu, sei venuta che non ti vedevo
e poi mi hai circondato.

Claudio Damiani, Attorno al fuoco, Fazi, 2006

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Comunicato stampa

parte della stampa rifiuta di pubblicare il nostro comunicatostampa in quanto conterrebbe il seguente passaggio “incostituzionale”:

*per simmetria con il triangolo pentecostale, la premiazione si materializzerà in tre premi: – premio della giuria, assegnato da tutti i presenti a scrutinio segreto; – premio alla corriera, assegnato da pentecostine&intercostali a scrutinio collegiale; – premio baghetta, assegnato dal santo spirito a scrutinio pneumatico.*

in verità ci siamo inspirati ad aristotele, creando un mix secondo noi perfetto delle tre forme buone di governo: democrazia (premio della giuria), aristocrazia (premio alla corriera), ateocrazia (premio baghetta).

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Premio Baghetta 2013: come e perché, dove e quando

wozu preise in unpoetischer zeit?

questa domanda ce la siamo posta per due anni, rispondendo con due anni di silenzio del premio baghetta, che nel 2010 era giunto alla sua quarta edizione. se ora ci ripresentiamo, è per un calcolo statistico: se la messe cioè di grano poetico annuale non è sufficiente in italia a garantire il pane (mentre esponenziale è lo spread del loglio), forse un triennio basta. su tale forse abbiamo riacceso la speranza, aprendo il premio ai poeti che abbiano pubblicato dal 2010 compreso ad oggi. l’altro motore, è stata la nascita l’anno scorso del festival della letteratura di milano, che ha mostrato tutti i requisiti di quanto noi stessi intendiamo per cultura, fornendoci quella sin-patia di cui abbisogna ogni progetto vero e quindi folle.
su queste basi abbiamo cambiato radicalmente formula, che se in ispirito è sempre stata allergica all’andazzo italico, nelle procedure pagava ancora un debito ai carrozzoni premiali del bel paese.

dal dì di pasqua al 9 maggio, giorno dell’ascensione, ognun* ha potuto segnalare su https://www.facebook.com/events/489834064403180/?fref=tsfb
o sul blog in http://www.festivaletteraturamilano.it/ un libro di poesia adottando così un poeta; chi l’ha seguito poi con cura fornendo prove della sua bontà, chi l’ha mollato per strada, chi impietosito l’ha riadottato a sua volta. i commenti, le discussioni, i rilanci, sono avvenuti tutti al chiaro senza censura alcuna né esibizioni obbligatorie d’identità. il 9 maggio un comitato di sette saggi coordinato dal filosofo dario borso (giulia ciniselli regista cinematografica, giuliano corti traduttore saggista, hans peter ebner produttore di musica classica, stefania mariotti germanista, maria silvana pavan insegnante di lirica, claudia pelosin promoter di eventi, pino piatti essere umano) ha raccolto le indicazioni ultime, ovvero le opere resistite al vaglio, e ha contattato i trentatrè finalisti potenziali per verificarne la disponibilità ad essere presenti l’8 giugno, serata finale del premio. il 19 maggio, giorno di pentecoste, il comitato dei sette saggi si è sciolto indicando ventitrè finalisti effettivi, ed è stato sostituito da una struttura operativa triangolare con al vertice il santo spirito e alla base le pentacostine e gli intercostali, due raggruppamenti aperti fino al 7 giugno, dove subito sono confluiti i saggi.

la serata del premio, 8 giugno 2013, avrà tre fasi e tre luoghi contigui:
18:30 – sotto la volta a botte della libreria popolare di via tadino 10 verranno messi all’asta i libretti di due casine editrici prestigiose nel settore dell’editoria amanuense, il pulcinoelefante e il ragazzo innocuo, presentati dai loro tutori alberto casiraghy e luciano ragozzino; a seguire, leggerà prima il patron del baghetta giampiero neri, poi il primo gruppo di poeti.
21:00 – all’officina cubica coviello di via tadino 20 leggerà prima l’ospite michelangelo, poi il secondo gruppo di poeti.
22:30 – alla fontana dei giardinetti di via benedetto marcello 5 leggerà prima il vincitore del primo baghetta valentino ronchi, poi il terzo gruppi di poeti; a seguire, premiazione finale.

per partecipare, ciascun* dovrà portare o un valido vino o un campione di finger-food preparato con amore; chi si trovasse all’ultimo a mani vuote, potrà agevolmente riempirle in qualche spaccio di porta venezia e subito tornare; lo scambio dei cibi correrà alternato al traffico poetico, negli interstizi fra le tre postazioni.

per simmetria con il triangolo pentecostale, la premiazione si materializzerà in tre premi:
– premio della giuria, assegnato da tutti i presenti a scrutinio segreto;
– premio alla corriera, assegnato da pentecostine&intercostali a scrutinio collegiale;
– premio baghetta, assegnato dal santo spirito a scrutinio pneumatico.

madrina, m.lle sainte bouteille.
Padrino, joviz jovica violino.

*

BOTTE Nadia Agustoni, Il mondo nelle cose, LietoColle.
FONTE Viola Amarelli, Le nudecrude cose e altre faccende, L’arcolaio.
CUBO Francesco Balsamo, Tre bei modi di sfruttare l’aria, Forme libere.
CUBO Dario Bertini, Frequenze clandestine, Sigismundus.
BOTTE Marco Bini, Conoscenza del vento, Ladolfi.
BOTTE Natalia Bondarenko, Confidenze confidenziali, Rayuela Edizioni.
CUBO Antonella Bukovaz, al Limite, Le Lettere.
CUBO Alessandra Carloni Carnaroli, Femminimondo, Polimata.
BOTTE Anna Maria Carpi, Quando avrò tempo, Transeuropa.
BOTTE Biagio Cepollaro, Le Qualità, La camera verde.
BOTTE Claudio Damiani, Il fico sulla fortezza, Mondadori.
FONTE Giampaolo De Pietro, La foglia è due metà, Buonesiepi.
CUBO Milo De Angelis, Quell’andarsene nel buio dei cortili, Mondadori.
CUBO Vito Intini, Poesie a nero, Radio Edizioni.
BOTTE Franco Loi, Lader de Diu, Ladolfi.
BOTTE Silvia Morotti, I fuochi di Sant’Ermete, Lampi di stampa.
CUBO Davide Nota, La rimozione, Sigismundus.
FONTE Vincenzo Ostuni, Faldone zero-venti, Ponte Sisto.
FONTE Nico Polerti, Fora de ora, Vegre Edizioni.
FONTE Marilena Renda, Ruggine, Dot.com Press.
FONTE Greta Rosso, In assenza di cifrari, LietoColle.
BOTTE Marco Scarpa, Mac(‘)ero, Raffaelli Editore.
CUBO Italo Testa, La divisione della gioia, Transeuropa.

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INTERVISTA A CLAUDIO DAMIANI

Vorrei cominciare chiedendoti proprio cosa pensi dei premi letterari.

 

In Italia ci sono tantissimi premi, e meno male, perché è l’unica cosa che c’è sulla poesia. Per il resto l’editoria è molto carente, c’è poco spazio anche nei media. I premi sono delle occasioni per incontrarsi. Io a volte sono anche, in qualcuno, in giuria, e arrivano tantissimi testi, a volte assurdi, però è anche  un modo di vedere cosa succede in giro. Anche se non sono tutti di livello e  ce ne sono anche di squallidi, molti altri sono interessanti, vivaci.

 

E cosa hai pensato del Baghetta?

 

L’ho trovato  originale, diverso, perché utilizza Internet, non punta sui ganci tradizionali dei premi, come un luogo, una città, un comune, un personaggio. E poi questa libertà nel cercare le cose belle. Spesso il difetto dei premi è quello di subire le ingerenze e le pressioni degli editori.  Il premio baghetta sembra innovativo anche in questo senso.

 

Parliamo invece ora più in generale della poesia contemporanea.

 

E’ un terreno complesso e poco conosciuto. Non ci sono più le riviste, le collane storiche che erano delle palestre. Ora c’è internet ma anche un grande caos dove è difficile trovare una direzione.  Ma ci sono dei bei segnali di cambiamento, questa  situazione confusa, e soprattutto il non essere sotto i riflettori, è qualcosa anche di positivo. C’è in atto una reazione rispetto al buco nero in cui era precipitata la poesia italiana nel secondo novecento, piena di ideologia e di strumentalizzazioni.  Ora ci sono segnali di ripresa di una lingua densa e significativa, di una parola che torna a dire le cose, a fare arte.

 

Ci puoi fare degli esempi?

 

Il cambiamento comincia con autori che scrivono i primi libri negli anni Ottanta. Ci sono poeti come Beppe Salvia che in un certo senso escono dal Novecento, riprendendo la lingua antica non per fare manierismo o ironia ma per dire con maggiore forza le cose. Poesia che non più si nega, o si maschera, ma dice se stessa, si afferma. Poi mi viene in mente Umberto Fiori, anche lui è un innovatore. La sua lingua è chiara e limpida, ferma, perché l’eticità torna al centro della scrittura, la parola è dialogo vero tra le persone, nel sogno di una comunità nuova, basata sulla “creanza”. Vedi? bisogna allargare la lingua, ritrovare parole antiche per dire cose nuove.

 

Dunque non c’è tanta confusione?

No invece c’è confusione perché non ci sono canoni, non ci sono antologie riconosciute, ma solo parziali, locali; prima, fino agli anni sessanta-settanta c’erano esperti riconosciuti, i critici, che tracciavano una linea. Ora la critica ha perso colpi soprattutto a causa del sistema mediatico-pubblicitario. Ora leggi la recensione ma non sai se stanno facendo pubblicità all’editore. Più che recensioni trovi anticipazioni, interviste. Ci sono poi le recensioni della gente, i commenti su internet. E’ un momento di cambiamento che ha anche molte cose positive.

 

Venendo a te e al tuo incontro personale con la poesia?

 

A diciassette anni ero avanguardista, vedevo nella neoavanguardia più forma e arte che in certa poesia svaccata e informe degli anni settanta poi, a fine liceo, mi capitò di leggere dei sonetti diPetrarca ed ebbi l’impressione che fossero più attuali dell’avanguardia.  Poesie che poteva leggere anche un bambino, e avevano seicento anni. Poi ho incontrato i poeti latini, Orazio, gli elegiaci, e sono stato colpito dalla loro vivacità e spontaneità, dalla loro incredibile quantità di vita, oltre che di ars.  Verso i 25 anni ho avuto un impatto molto forte con Pascoli, ho capito che lui s’era messo tutto sulle spalle, da Omero in poi, e lo traghettava non, attenzione, verso il novecento, ma verso il dopo novecento, dove siamo noi.

 

Quando hai cominciato a scrivere?

 

Nell’adolescenza. Le prime poesie le pubblicai su “Nuovi Argomenti” nel ’78, le avevo portate a Bertolucci e gli erano piaciute. Erano in endecasillabi e Fortini mi scrisse che l’endecasillobo non era più nell’orecchio del lettore. Gli risposi che nel mio orecchio c’era, però, perché leggevo Petrarca e lo amavo molto.

 

Cosa è successo dopo?

 

Con il tempo sono andato istintivamente alla ricerca di un verso più naturale. Il mio primo libro dell’87 si chiama Fraturno, un laghetto vicino Roma di cui mi ero innamorato. M’interessavano di lui la bellezza, l’umiltà, la trasparenza, il suo farsi specchio degli altri, occhio che guarda il cielo. Allora parlare in poesia di natura, come anche di amore, era tabu.

 

Come si è sviluppato il tuo percorso poetico?

 

Sono partito dalla natura, poi  ho scavato nella terra e negli antenati (La miniera), arrivando ai figli (Eroi),  per finire a comprendere  che siamo tutti dei soldati che combattono sulla frontiera del giorno (Attorno al fuoco). A partire da questa fase ho cominciato a pensare anche ai destini, all’intelligenza dentro la natura, che noi siamo. La natura vuole arrivare a qualcosa e la scienza altro non è che il farsi cosciente della natura a se stessa.

 

La scienza è un tema importante per te?

Lo è diventato nei miei ultimi libri, nel Fico sulla fortezza del 2012, in particolare. La scienza sta diventando un tutto unico, una scienza del tutto, un grande umanesimo, e si riavvicina all’arte (arte e scienza sono simili, in quando ambedue imitazione della natura, ovvero sapere oggettivo). Non solo la vita evolve, ma anche la natura. Fisica e biologia si sono unite. Questa unificazione è molto poetica, filosofica. Ci parla dei nostri destini, e delle nostre origini.

 

E i tuoi linguaggi?

 

Uso sempre una lingua comune e letteraria nella stesso tempo (la letterarietà è nascosta, ma dà spessore, profondità). A partire da Attorno al fuoco del 2006 sono entrati degli elementi polemici e anche qualche scatto emotivo. Ma in generale non mi sembra di essere tanto cambiato. Recentemente ho scritto anche dei veri e propri epigrammi che sto raccogliendo in un libro, usciranno anche mie aspetti marzialeschi.

 

Che rapporto c’è per te tra vita e letteratura?

 

Da sempre la scrittura è tutt’uno con me, con la mia vita. Anzi, ho cominciato a scrivere proprio in questo modo psicologico, come anima che si cerca. Poi trovi la forma che va al di la della soggettività, in territori lontani e in luoghi che non ti aspetti. Questo mi piace e per questo se non scrivo per un po’ di tempo sto male. Mi sono sempre posto il problema formale scoprendo sempre che era qualcosa che non potevi decidere prima, programmare o controllare. Una cosa che viene non sai da dove ma c’è, parla e vuole essere detta.

 

Come metti insieme l’introspezione con la ricerca formale?

 

Penso all’arte come all’apparire nella forma di qualcosa che ha a che fare con te e allo stesso tempo non ha a che fare con te. Per questo è una forma conoscitiva, è un po’ maieutica, un pescare qualcosa che non sapevamo,  e però c’era, c’è, ci sarà sempre. Un po’ come la musica quando trovi una melodia. Quella melodia in qualche modo c’era già nell’universo, magari in qualche pianeta abitato qualcuno l’aveva già trovata.

 

Quali sono i momenti in cui scrivi?

 

Tendenzialmente scrivo sdraiato sul letto spesso in una fase di addormentamento. Tendo, istintivamente, a una scrittura un po’ medianica. Quando scrivo non sono per niente controllato. Le poche volte che ho dovuto scrivere dei raccontini, in cui ti devi sedere, sentivo una fatica poco naturale. E infatti non ho mai scritto romanzi. Invece la poesia sembra esser fatta di piccoli momenti che poi metti insieme. Poi arriva il momento di creare il libro. C’è dunque una composizione più ampia anche nella poesia lirica, e infatti alcuni critici di Petrarca ad esempio sostengono che il Canzoniere è simile a un romanzo.

 

Stai scrivendo ben due libri in questo momento.

 

Sì, uno è un misto di prosa e poesia sul paesaggio della mia infanzia, passata in un villaggio minerario della Puglia del nord, da tanto abbandonato, ma continuamente da me rivisitato. L’altro è una raccolta poetica tutta concentrata sul tema dell’universo. L’ultima sezione si intitola “Dove siete tutti?”, una domanda posta, si racconta, da Enrico Fermi , conseguente al fatto che se è certa l’esistenza di una gran quantità di mondi abitati da viventi intelligenti, questi non si sono però ancora “presentati”.

 

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