quando c’è chi va nel buio in alto
in casa muovono seggiole forchette bicchieri a volte
nei vetri suonano casa sembra pareti sembra coniglio
avere paura fino al prato.

ci credi la casa un mare
il diluvio dei muri, i minuti
il numero dei morti negli abiti stesi
nell’aria, ci pensi casse leggere
paese rimasto cortili
gente che crede al ciclope
ai mostri alla televisione:
“sono con i musi di allora e foglie piccole
come del mondo dare il pane
il tempo contato nel tempo
ma rimasti a pensarci
come il bene di prima.”
i vivi siamo quello che fa il bene
gli uomini sono tavoli
il mangiare della terra
guardare le rose, capire:
darai essere nato, scavare
inverni, ma rame le gambe
salire, così nelle spalle sacco
fare tempo, i polsi
quasi vivi quasi polvere
leggere col dito queste parole
e dentro stare il modo di foglie
andare via:
qualcosa è abitudine qualcosa non sa qualcosa
(nel volto guardare
dopo sappiamo piangere
gli occhi cresciuti
come crescere le piante
in basso le radici
ali sciolte di insetti
staccate presto prestissimo
dalla vita).

la vita è perché i temporali fanno questo spavento
nessuno lo dice

i morti graffiano il vento sulle mani, portano cose
portano giorno prendere viso braccia.

.
Nadia Agustoni

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