Paroe

Vece paroe fonde che pare sogni.
Sgàlmare salde pai cavini de lea.
Paroe vece
piantae in testa
cofà carui ’n tel legno.
Ve go catà rento i ani
bevue coa boca del rìdar e del criar.
Paroe che ’l can del vassoro
ga s-cioà dai ruji, dai grèpani,
che le canzon sberegae dea vendema
ga despicà dai ricordi.
Paroe cofà ganbe de panocia
tute defilato,
invergolae tòsseghe e dolzi
al briscolar de le stajon.
Me conpanadego e pan
al primo capir le robe
al primo segnar col deo.
Paroe nostre. Perse,
cascae, foje morte
morte sepuie.

Nico Polerti, Fora de ora.

PAROLE
Vecchie parole profonde che sembrano sogni. / Galosce robuste per i tratturi di fango. / Parole vecchie / piantate in testa / come tarli nel legno. / Vi ho trovato dentro agli anni / bevute con la bocca del ridere e del piangere. / Parole che il faticoso aratro / ha schiodato dagli intrichi, dalle brughiere, / che le canzoni urlate della vendemmia / hanno staccato dai ricordi. / Parole come piante di granturco / tutte in fila, / attorcigliate amare e dolci / all’altalena delle stagioni. / Mio companatico e pane / alla prima comprensione delle cose / al primo segnare con il dito. / Parole nostre. Perse, / cadute, foglie morte / morte sepolte.

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