Romea, mattina

qui ho appreso la luce sciolta sugli scafi al mattino il bordo incandescente e l’anima buia dei rami,
qui ho imparato a dissipare gli occhi, la bocca, il fiato, a calarmi all’alba dentro a un vestito di brina,
qui ho vegliato sui fossi le canne inanimate nel bianco la frontalità ignara di pioppi eretti come ceri,
qui ho imparato a distinguere nel manto uniforme del giorno l’intonaco di case insaponate nella nebbia,
qui ho perduto nell’acqua il tuo pegno raschiato dal cuore e in un pomeriggio ignaro ho confuso i corpi e i volti,
qui ho consumato gli occhi sul volto lucente del mondo, qui sull’argine alto mi sono inumato nel freddo.

Italo Testa

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